Cashmere: cos'è, da dove viene e perché è la fibra più preziosa al mondo

Cashmere: cos'è, da dove viene e perché è la fibra più preziosa al mondo

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Il cashmere è una fibra naturale che si ricava dal sottovello della Capra Hircus, un animale che vive sugli altipiani dell'Asia centrale, in condizioni climatiche tra le più dure del pianeta. Rispetto alla lana comune tiene molto più caldo, pesa una frazione e non punge sulla pelle. È il motivo per cui, da secoli, viene considerato il materiale più nobile della maglieria.

In questa guida raccontiamo da dove nasce, come si raccoglie, cosa giustifica il suo prezzo e come capire se il capo che avete davanti è cashmere autentico oppure no. Lo facciamo dal punto di vista di chi filati e maglieria li lavora ogni giorno, dal 1960.

La Capra Hircus e il suo sottovello

Nelle steppe della Mongolia e nelle regioni himalayane l'inverno dura sei mesi e le temperature arrivano a quaranta gradi sotto zero. Per sopravvivere, la Capra Hircus sviluppa sotto il pelo esterno, chiamato giarra, uno strato di peluria finissima a contatto con la pelle. Quel sottovello si chiama duvet, ed è l'unica parte dell'animale che diventa cashmere.

Le fibre del duvet misurano tra i 13 e i 19 micron di diametro. Un capello umano ne misura circa 70. È questa finezza estrema, unita alla lunghezza della fibra, a determinare la qualità del filato: fibre più sottili e più lunghe danno maglie più morbide, più compatte e meno soggette a pilling nel tempo.

Perché si chiama cashmere se viene dalla Mongolia

Il nome arriva dalla regione del Kashmir, tra India e Pakistan, dove per secoli si è concentrata la lavorazione artigianale di questa fibra prima che partisse verso l'Europa lungo la Via della Seta. Col tempo il nome del luogo di lavorazione è diventato il nome del materiale, anche se oggi quasi tutta la fibra grezza proviene da Mongolia e Cina settentrionale.

Secondo la tradizione fu Marco Polo, durante i viaggi in Asia, a imbattersi per primo in queste capre e a portarne notizia in Occidente.

Come si raccoglie

La raccolta avviene una sola volta l'anno, tra marzo e maggio, quando le capre iniziano naturalmente a perdere il manto invernale. I pastori pettinano gli animali a mano con pettini appositi, separando il duvet dalla giarra esterna. È un mestiere che nelle famiglie mongole si tramanda da generazioni.

Da ogni capra si ottengono in media 100-150 grammi di fibra utilizzabile all'anno. Per fare un maglione ne servono da due a sei, per un cappotto anche venti. La produzione mondiale di cashmere non arriva allo 0,5% di quella della lana. Sono questi numeri, prima ancora della lavorazione, a spiegare il prezzo.

Dopo la raccolta il vello viene selezionato a mano, lavato e privato dei peli più grossi. Solo le fibre più fini, lunghe e chiare finiscono nei filati di fascia alta.

Cashmere e lana: cosa cambia davvero

Chi indossa il cashmere per la prima volta se ne accorge subito. Non punge, e si può portare a diretto contatto con la pelle senza il prurito tipico della lana di pecora. A parità di peso scalda molto di più, perché la struttura della fibra trattiene l'aria calda vicino al corpo, e allo stesso tempo un maglione in cashmere pesa pochissimo, tanto che si porta comodamente anche sotto una giacca.

C'è poi una qualità meno conosciuta: il cashmere è termoregolatore. Isola quando fa freddo ma lascia traspirare quando la temperatura sale, e per questo si indossa piacevolmente da ottobre ad aprile, non solo nei mesi più rigidi.

Infine la durata. Un capo in cashmere di buona qualità, trattato con un minimo di cura, dura decenni. E con i lavaggi tende a diventare ancora più morbido.

Come riconoscere il vero cashmere

Il mercato è pieno di capi etichettati come cashmere a prezzi che dovrebbero far riflettere. Spesso si tratta di misti con percentuali minime di fibra pregiata, quando non di viscosa o acrilico. Gli "scialli pashmina" da pochi euro venduti nelle località turistiche sono l'esempio più noto.

La prima verifica è l'etichetta di composizione, obbligatoria per legge nell'Unione Europea: deve riportare la dicitura 100% cashmere. Poi c'è il tatto. Il cashmere autentico è morbido ma asciutto, mentre molte imitazioni risultano scivolose o quasi saponose, perché trattate con ammorbidenti che mascherano una fibra scadente. Guardando la maglia in controluce, un filato di qualità appare compatto e uniforme, senza zone rade. Un altro test semplice è tirare delicatamente il tessuto: quello vero torna in forma, le imitazioni restano deformate.

Resta il criterio più banale e più affidabile di tutti, il prezzo. Con una materia prima così rara, un maglione dichiarato 100% cashmere venduto a cifre da fast fashion è quasi certamente altro. Conta anche dove il capo è stato filato e confezionato: una produzione italiana comporta controlli di qualità che le lavorazioni massive non prevedono.

La lavorazione conta quanto la materia prima

Lo stesso cashmere grezzo può diventare un capo eccellente o mediocre a seconda di come viene filato, tinto e lavorato a maglia. Non è un caso che le grandi maison del lusso producano in Italia: la filatura italiana significa filati regolari, tinture profonde che non sbiadiscono e finissaggi che esaltano la mano naturale della fibra invece di forzarla.

Da Sovrano Maglierie lavoriamo filati pregiati dal 1960. Tre generazioni di esperienza artigianale, capi in cashmere e lana merino realizzati da artigiani esperti e controllati uno per uno prima della spedizione. La nostra idea di maglieria è rimasta la stessa in sessant'anni: materia prima di qualità, lavorazione fatta bene, stile che non passa di moda.

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Come si cura un capo in cashmere

Il cashmere si lava poco e con delicatezza. A mano in acqua fredda, oppure in lavatrice con il programma lana a 30 gradi e un detergente per capi delicati. Niente centrifuga aggressiva e niente asciugatrice: si strizza dolcemente dentro un asciugamano e si lascia asciugare in piano, all'ombra.

Va riposto piegato, mai appeso, perché le grucce deformano le spalle. Durante l'estate conviene conservarlo pulito in sacchetti traspiranti con legno di cedro o lavanda, che tengono lontane le tarme.

Un'ultima cosa che è bene sapere: i pallini che compaiono nei primi utilizzi sono normali anche sul cashmere di alta qualità. Sono le fibre corte in superficie, si rimuovono con un pettinino apposito e diminuiscono con il tempo. Un pilling abbondante e persistente, invece, è il segnale di una fibra corta e di scarsa qualità.

Domande frequenti sul cashmere

Il cashmere si può lavare in lavatrice?

Sì, con il programma lana o delicati a freddo o al massimo a 30 gradi, detergente specifico e centrifuga minima. L'asciugatura va fatta in piano, mai appeso.

Perché il cashmere costa così tanto?

Perché è raro. Ogni capra produce solo 100-150 grammi di fibra utilizzabile l'anno, la raccolta si fa a mano una volta sola in primavera e per un maglione servono le fibre di due-sei animali. A questo si aggiunge il costo di una filatura specializzata.

Il cashmere tiene più caldo della lana?

Sì. A parità di peso isola sensibilmente di più della lana di pecora, pur essendo molto più leggero. In più traspira quando la temperatura sale, quindi non fa sudare.

Cosa significa cashmere a 2 fili?

Che il filato è composto da due capi ritorti insieme. Un due fili è più compatto, caldo e resistente di un filato singolo, e il capo dura di più.

Il cashmere fa i pallini?

Un leggero pilling iniziale è fisiologico anche nei capi di alta qualità e si riduce con l'uso. Se invece è abbondante e non si ferma, la fibra utilizzata era corta e di bassa qualità.

Che differenza c'è tra cashmere e pashmina?

La pashmina in senso proprio è un cashmere ottenuto da una capra himalayana con fibre ancora più fini. Nel commercio però la parola viene usata spesso per scialli in viscosa o misti, quindi l'unica garanzia resta l'etichetta di composizione.